Il caso SARI Enterprise

Indagine su SARI Enterprise: utilizzo del riconoscimento facciale dalle forze dell’ordine in Italia; pratiche, legalità e impatto sui diritti fondamentali 

Aprile 16, 2026

Continua il lavoro di StraLi sulla trasparenza dei sistemi di riconoscimento facciale e sul loro impatto nel procedimento penale. Da aprile 2025 ad aprile 2026, StraLi e Privacy Network hanno indagato sull’utilizzo di SARI Enterprise da parte delle forze dell’ordine in Italia. L’indagine si pone all’interno di un contesto di progressiva diffusione di strumenti biometrici di sorveglianza in Italia e in Europa, caratterizzato, spesso, dall’assenza di una trasparenza adeguata e dalla distanza dal dibattito pubblico informato. 

StraLi e Privacy Network ritengono che la sorveglianza biometrica rappresenti un rischio sistemico per i diritti fondamentali e per le tutele democratiche. Per questo motivo, sosteniamo la necessità di un ban completo sull’impiego di tali strumenti da parte delle forze dell’ordine. 

Negli ultimi anni, l’adozione di tecnologie di riconoscimento facciale è stata favorita dalla facilità con cui i dati biometrici possono essere acquisiti e trattati, online e offline, spesso senza la collaborazione o la consapevolezza della persona interessata. Tale facilità,  dettata dallo sviluppo tecnologico, è determinata da una crescente spinta politica verso strumenti di prevenzione e controllo, che puntano a normalizzare pratiche di sorveglianza sempre più invasive. 

In questa cornice, la nostra preoccupazione principale riguarda l’utilizzo di queste tecnologie da parte delle forze dell’ordine. Il crescente uso del riconoscimento facciale richiede un’indagine approfondita poiché l’invasività di questa tecnologia impatta significatamente sui diritti e le libertà fondamentaliridisegnando il rapporto tra cittadini e istituzioni. L’impiego di queste tecnologie non passa attraverso un dibattito trasparente e condiviso, minando, quindi, le fondamenta dello stato democratico. 

Alla luce di ciò, la nostra indagine è stata mossa dai seguenti obiettivi: i. ricostruire il funzionamento del sistema; ii. valutarne l’affidabilità e l’efficacia come strumento di indagine; iii. analizzarne la legalità rispetto alle normative nazionali e sovranazionali in tema di diritti fondamentali, protezione dei dati personali e utilizzabilità in un processo penale; iv. comparare l’impiego italiano con casi simili in altri stati europei. 

In ultimo, l’obiettivo perseguito da StraLi e Privacy Network è stato quello di ottenere e ricostruire il maggior numero di informazioni documentate in merito all’effettivo impiego di SARI Enterprise, al fine di contribuire a un dibattito pubblico fondato su elementi verificabili e non su slogan politici.

Ad oggi, l’unico sistema di riconoscimento facciale utilizzato dalle forze dell’ordine in Italia di cui si ha conoscenza è SARI Enterprise, un sistema di identificazione biometrica “a posteriori” utilizzato dalla Polizia Scientifica per finalità investigative. Il sistema consente di analizzare e confrontare un’immagine del volto estratta da una telecamera con quelle contenute in una banca dati di riferimento. Nel caso di SARI Enterprise, la banca dati utilizzata è AFIS (Automated Fingerprint Identification System), che include, tra le varie, anche le immagini dei volti delle persone sottoposte a fotosegnalamento.
Ad esempio, l’utilizzo concreto può avvenire quando viene commesso un reato e le forze dell’ordine recuperano il frame dell’evento da una telecamera che ha ripreso l’accaduto. Il video viene inserito nel sistema SARI, che isola e processa i volti confrontandoli con quelli contenuti nella banca dati AFIS. Il sistema, quindi, restituisce una lista di candidati ordinati in base al grado di similarità, successivamente verificata manualmente da un operatore qualificato. 
Il sistema è stato acquistato nel 2017 dal Ministero dell’Interno, e la funzionalità SARI in differita è attiva dal 2018, e ha ricevuto parere positivo dal Garante per la protezione dei dati personali.

In uno stato che si fonda su premesse democratiche, diventa fondamentale che la cittadinanza sia informata sulle modalità concrete di utilizzo di queste tecnologie, affinché possa comprenderne la natura e l’impatto effettivo. La nostra indagine è mossa dalla volontà di rendere pubblici gli aspetti procedurali e i dati statistici relativi all’utilizzo del sistema, al fine di valutare l’efficacia e, quindi, la reale opportunità di investimento in queste tecnologie. Questo sforzo tecnico permette, in ultimo, di individuare eventuali violazioni della normativa vigente e confrontare le prassi italiane con quelle europee, affinché si possa procedere con consigli informati in merito all’impiego di tali tecnologie

Abbiamo condotto l’indagine tramite richieste di accesso civico generalizzate (FOIA), introdotte nel nostro ordinamento dal d.lgs 33/2013. Tale strumento riconosce a giornalisti, ONG e a qualsiasi cittadino di ottenere dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione al fine di favorire una maggiore trasparenza delle istituzioni e garantire alla società civile il ruolo di controllo sulle attività governative. 

L’indagine ha evidenziato elementi particolarmente rilevanti. 
In primo luogo, è emersa una generale scarsa collaboratività delle istituzioni nel fornire documenti e informazioni che la cittadinanza ha il diritto di ottenere, come previsto dal d.lgs 33/2013. Tale atteggiamento rende complesso valutare la portata effettiva dell’impiego di SARI Enterprise e ostacola il controllo pubblico sull’operato delle istituzioni, compromettendo l’effettiva realizzazione delle finalità di trasparenza perseguite attraverso l’introduzione dello strumento delle FOIA. 
In secondo luogo, le informazioni acquisite dimostrano un crescente utilizzo del sistema di riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine. Parallelamente, sono emerse evidenti criticità rispetto alla normativa vigente e quindi conseguenti rischi di abusi e violazioni dei diritti fondamentali.
In ultimo, è stata riscontrata un’assenza di dati accessibili che permettano di valutare adeguatamente efficacia e affidabilità del sistema e, quindi, l’effettiva opportunità dell’investimento pubblico in questa tecnologia. 

Alla luce delle evidenze raccolte, StraLi sostiene la necessità di un ban completo dell’utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale, sia in tempo reale sia ex post, nel rispetto e tutela effettiva dei diritti fondamentali. 
StraLi, insieme a Privacy Network, è parte della Rete diritti umani digitali, una coalizione di organizzazioni italiane impegnate nella difesa dei diritti umani nel contesto digitale. 

La squadra

Il progetto è stato realizzato da StraLi e Privacy Network.

Per Privacy Network:
Bianca Stella Bruschi, Gabriele Ientile, Luca Nannini, Riccardo Apa e Serena Brighenti

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